L’obiettivo di questo approfondimento è quello di fare luce sulle conseguenze che ci possono essere nel momento in cui un’azienda viene investita da una procedura 231. Spesso nel valutare un investimento in compliance si mettono sul piatto solo gli aspetti legati all’esborso immediato della somma di denaro, senza considerare minimamente i rischi legati al mancato investimento, alla “spada di Damocle” che pende sulle nostre teste e, soprattutto, sul nostro business.
Introduzione Mitologica

Partiamo con una leggenda greca che ci viene tramandata principalmente dallo storico e oratore Cicerone: la spada di Damocle. La storia mette in evidenza il lato oscuro del potere, quello che, spesso, non viene considerato, legato alla posizione di fragilità. La vicenda narra di un cortigiano, Damocle, che adulava il sovrano, Dionisio, esaltandone la fortuna insita nel potere, nell’autorità e nel lusso che ne conseguiva. Dionisio non era d’accordo completamente con il cortigiano, voleva mettere in luce l’aspetto celato, la parte spinosa di tutta quella fortuna, quello che rendeva tutto più fragile, il costo nascosto da pagare. A quel punto gli viene l’idea di proporre a Damocle lo scambio dei ruoli per un giorno. Il cortigiano si siede sul trono e inizia a godere dei privilegi del sovrano ma, ad un certo punto, si accorge che sulla sua testa pendeva una spada affilata, sorretta solo da un sottile crine di cavallo. A questo punto l’atmosfera idilliaca si attutisce, Damocle non riesce più a godere pienamente dei doni che gli erano stati fatti. Il nuovo elemento permette a Damocle di avere una visione totale, di fargli considerare che, oltre a tutte le cose positive, ce ne erano alcune nascoste, negative, che pesavano sulla coscienza del sovrano.
Contesto aziendale

Cicerone, con questa storia, mette in evidenza l’aspetto precario del potere, quello su cui pende il peso delle valutazioni. Potremmo fare un parallelismo con il potere che detiene l’amministratore d’azienda: è vero che è in cima alla scala gerarchica, percepisce, spesso, una retribuzione molto più alta degli altri, detiene il potere decisionale ma è anche vero che su di esso pende la spada di Damocle delle valutazioni. Basta una valutazione errata per mettere a serio rischio il business aziendale. Quando l’amministratore viene chiamato in causa per valutare ed eventualmente dare il placet, in merito ad eventuali investimenti, basa la sua decisione sulla base della somma da erogare al momento, tralasciando l’eventuale costo sospeso derivante dal rischio che si cela nel mancato investimento. Collegandomi al costo sospeso, voglio introdurre l’argomento dell’approfondimento: il sistema sanzionatorio (la nostra spada di Damocle). Questo strumento è relativo al Decreto Legislativo 231/2001 che, come abbiamo visto nei precedenti approfondimenti, ha introdotto in Italia la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, ponendo le basi per attribuire sanzioni alle aziende per reati commessi da: dirigenti, dipendenti o collaboratori nel loro interesse o vantaggio. Lo scopo di questa modifica normativa (prima venivano sanzionati solo le persone fisiche) è quello di contrastare e prevenire reati come la corruzione, relativi all’ambiente, lo smaltimento illecito di rifiuti, la frode, reati informatici, e tanti altri, attraverso la costruzione di un Modello di Organizzazione, gestione e controllo.
Il Sistema Sanzionatorio
Iniziamo subito con il dire che il sistema sanzionatorio è stato pensato per colpire qualsiasi tipologia di azienda, l’obiettivo è quello di punire chi sbaglia, facendo pesare in maniera più o meno grave le sanzioni sulla base della gravità e del profilo economico e, allo stesso tempo, sensibilizzare la comunità in merito all’argomento, promuovendo i comportamenti etici. Se un’azienda viene imputata in un procedimento 231, i danni sono potenzialmente letali, il sistema sanzionatorio su cui va ad impattare si divide in quattro categorie:
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- Sanzioni pecuniarie, le più comuni, sono calcolate sulla base della gravità del reato, del grado di responsabilità dell’ente, delle misure preventive adottate e del patrimonio dell’azienda. Il calcolo della somma si basa sulle cosiddette quote, che vengono determinate dal numero che va da un minimo di 100 ad un massimo di 1000 a seconda della gravità dei primi tre fattori che abbiamo visto prima, e dal valore economico con un minino di € 258 (per quota) a un massimo di € 1549 (per quota), fissate dal giudice sulla base dell’ultimo fattore, ovvero il patrimonio aziendale. Entrando nello specifico, se, ad esempio, un’azienda è giudicata colpevole e le vengono assegnate 400 quote, e il valore di ciascuna quota è stabilito in € 500, la sanzione complessiva sarà pari a € 200.000.
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- Sanzioni interdittive, l’obiettivo è quello di limitare o impedire temporaneamente tutte o in parte le attività dell’azienda. Questa tipologia di sanzioni può essere applicata come: divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, interdizione dall’esercizio della propria attività, esclusione da finanziamenti, agevolazioni o contributi pubblici, divieto di pubblicizzare beni e servizi, oppure sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni per operare. La durata temporale è stata fissata in un range che va dai tre mesi a due anni.
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- Confisca, strumento con l’obiettivo di espropriare i beni ottenuti dal reato o utilizzati per commetterlo.
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- In alcuni casi, il giudice può decidere di far pubblicare la sentenza, a spesa dell’azienda, sui principali quotidiani e sull’albo del comune di appartenenza. Il danno derivante da questo strumento non è da sottovalutare, la reputazione e l’immagine dell’azienda ne subiscono un forte danno con conseguente perdita di fiducia da parte degli stakeholder. I parametri che vengono utilizzati dal giudice per decidere se pubblicare o meno la sentenza possono essere: gravità del reato, interesse pubblico e l’impatto reputazionale. L’obiettivo è duplice, da un lato quello di pubblicizzare la responsabilità dell’azienda e, dall’altro, quello di sensibilizzare la comunità sull’importanza della compliance.

Una cosa fondamentale da tenere in considerazione è quella che le varie categorie di sanzioni si cumulano tra di loro, più se ne cumulano, più il danno può diventare letale per il business aziendale. Così come viene strutturato, il sistema sanzionatorio si divide in due grosse categorie, una che mira alla parte economica, l’altra comportamentale e reputazionale. Se ci fosse solo la parte delle sanzioni pecuniarie, il peso del sistema sarebbe impari perché la sanzione più alta data ad una grossa azienda non ha l’impatto grave che una sanzione più leggera può avere su una piccola azienda. Per comprendere meglio il concetto, facciamo un esempio: se infliggiamo una sanzione di € 1549000 (sanzione massima) ad una grossa azienda come la FIAT le conseguenze non saranno gravi per l’azienda stessa, al contrario, se viene inflitta una sanzione di€ 50000 ad una piccola impresa edile, le conseguenze, molto probabilmente saranno letali. Il peso viene riequilibrato dall’altra parte delle sanzioni, con le quali si colpiscono, in modo consistente, le grosse aziende. A tal proposito si possono considerare, ad esempio, il blocco alle attività aziendali, un danno d’immagine o una revoca di una concessione, sanzioni che diventano pesanti anche per una grossa azienda.
Conclusioni
In questo contesto sono due gli aspetti che emergono più di tutti:
il ruolo fondamentale delle decisioni del management aziendale in merito all’investimento in compliance. Bisogna considerare che l’adeguamento al D. Lgs. 231/2001 non è obbligatorio, questo potrebbe trarre in inganno chi effettua la valutazione che potrebbe tendenzialmente non dare peso al mancato investimento. La mancata percezione dei pericoli derivanti dalle sanzioni può, erroneamente, dare più peso all’esborso momentaneo che a quello derivante da una possibile procedura 231.
la consulenza non deve essere solo specializzata e altamente formata, deve soprattutto essere un supporto costante per aiutare le aziende nella difficile interpretazione delle procedure relative alle Normative stesse. La consulenza deve servire da navigatore nel modus operandi aziendale, eliminando così, il più possibile, i rischi di impatto sulle sanzioni. L’aspetto qualitativo della consulenza è strettamente legato a quello della soluzione. Più sale il grado qualitativo, meno si correrà il rischio di rendere la soluzione “azzoppata” e quindi nulla per lo scopo iniziale.
Il potere è spesso piacevole, comporta benefici ma anche grandi responsabilità, sei pronto a sorreggerne il peso





